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Jessica

La mia storia inizia nel 1979, il 1 di febbraio, nella maternità dell’ospedale di Barga, a Lucca. Un’infanzia felice anche se fin dai primi anni iniziai a sentire che qualcosa dentro di me funzionava, per così dire, in modo diverso dagli altri. Avevo sensazioni, quello che sentivo regolarmente si avverava e, nella mente di bambina, capii che questo lato di me non si conformava al mondo circostante e dovevo nasconderlo.

Iniziò così un periodo per me molto difficile, un'estenuante lotta tra sensazioni e razionalità, un continuo nascondermi, la ricerca della solitudine e del contatto con gli animali, eccetto per la passione per la pallavolo, unica valvola di sfogo in giornate che trascorrevo studiando nel bosco.

Fortunatamente il verde e la natura non mi mancavano vivendo sull’Appennino tosco-emiliano e avendo una nonna che viveva all’Orsigna, luogo incantato che lo stesso Tiziano Terzani, che aveva vissuto in tutto il mondo, fin sull’Himalaya, aveva scelto come suo ultimo Paradiso. 

I problemi sono iniziati a 12 anni, quando ho iniziato a soffrire di quelli che venivano allora definiti “attacchi di panico” e che in seguito, si sono rivelati blocchi energetici, momenti in cui cercavo di bloccare le sensazioni,finendo per implodere e sentirmi male. Dopo molti ricoveri e fiale di Valium del medico del 118 di turno, finalmente un dottore con cui parlai riuscendo a tirar fuori quello che sentivo, capì che il problema era un altro e da allora, quando accadeva che mi sentissi male, andavo direttamente da lui e, senza farmaci, riuscivo a capire e a dare un senso a quelle che nel tempo vennero definite ”trance”, addirittura trovai molti giovamenti per me e per gli altri dalla condivisione del mio sentire in quello stato alterato di coscienza.

Studentessa modello, negli anni del liceo intrapresi anche la carriera da giornalista, scrivevo per testate locali e iniziai, dopo il diploma, a lavorare come addetta stampa per funzionari politici. Vinsi anche due concorsi in banca ma alla fine non accettai il lavoro, sapevo che ero destinata ad altro. Non a caso, negli stessi anni, iniziai a studiare shiatsu presso l’Accademia Italiana Shiatsu Do, dopo il diploma di operatrice ho proseguito studi di medicina cinese presso l’allora Istituto Ricci di Bologna e mi sono dedicata allo studio delle arti marziali orientali prendendo la cintura nera di karate e successivamente dedicandomi allo studio del Tai chi stile Chen, antica e bellissima arte marziale che già studiavo a Bologna insieme al qi gong, perché parte del percorso di studi.

Gli studi sull’energia che hanno visto affacciarmi al reiki, alla biotransenergetica, alle letture akashiche, a metodi di divinazione celtici e molto altro, mi portarono, dopo una serie di eventi difficilmente raccontabili in questa biografia perché difficili da credere anche da chi li ha vissuti in prima persona, a studiare bioenergia presso il Centro di studi e di ricerca sull’energia bioradiante di Milano, l’allora “Città del sole” di Viale Abruzzi. Qui ho compiuto studi su di me per mezzo dell’elettrofoto Kirlian, sul campo aureo, sul prana e ho avuto il riconoscimento di medium e primi insegnamenti su come coltivare e controllare questa energia che fino ad allora, più che un dono, avevo vissuto come una tremenda condanna. Non è facile vedere la morte dei propri cari prima che accada, sapere quello che sarebbe accaduto ad amici, parenti, vivere con l’angoscia di “sentire”, trovarsi in un supermercato e avvertire l'esigenza di dover parlare con quella precisa persona. Anche oggi non è per me facile convivere con queste esperienze ma, con lo studio e l'esperienza, riesco a farlo in modo più sereno.

I miei viaggi di studio sono proseguiti per anni in varie città d'Italia: Bologna, La Spezia, Milano, Orvieto, Catania, Roma, Lecce ed anche all'estero in particolar modo a Londra, New York, Innsbruck, Houten ma i momenti di connessione e di crescita maggiori li ho avuti nella mia montagna, a contatto con la natura e con il mio gruppo di studio.

Nel frattempo, nella mia vita ne accadevano di tutti i colori, perfino un interrogatorio di nove ore in procura per un processo di omicidio perché, da intercettazioni telefoniche con l’accusato, poi assolto in pieno, parlavo con lui della persona sfortunatamente deceduta anche se non l’avevo mai incontrata, scoprendo e portando a galla storie e particolari utili alle indagini ma di cui mi si chiedeva come potessi esserne a conoscenza. Immaginate la mia difficoltà nel dare spiegazioni, nel dire che semplicemente “lo sentivo”, nel portare foto kirlian a spiegazione. Difficile vivere questa esperienza in un’età in cui avrei voluto sentirmi “normale”, come gli altri, non un “fenomeno da baraccone”. Dopo quell’interrogatorio balbettai per tre giorni e iniziai a chiudermi ancora di più, non volevo essere così, non volevo proseguire quella strada, non volevo neppure parlarne.

Ricordo un episodio emblematico che mi dette fastidio e che oggi ripenso con il sorriso. Di ritorno da un corso, scesi dal pullman, la stazione era adiacente ad un bar con i tavolini fuori, un gruppo di anziani signori stava giocando a carte sorseggiando vino bianco macchiato al Campari. Ad un certo punto, sentii una voce che mi chiamava con tono beffardo, uno degli anziani signori mi guardò e, ridendo, esclamò: "Ma tu sei la Jessica di Maresca, quella che parla con i morti?" Mi ghiacciai, meno ne volevo parlare e più la voce girava...e in che modo girava. Ricordo che  mi fermai un attimo, sorrisi, lo guardai e con voce squillante risposi: "Sì ma rispondo anche ai cretini, mi dica pure!". Me ne andai sentendo le risate dei suoi compagni di tavolo, uno a uno.

Nel frattempo sposai colui che era stato il mio primo fidanzatino, una storia di 14 anni, da lui ho avuto una bambina, Asia e, nello stesso periodo, ho aperto uno studio di medicina alternativa dove praticavo principalmente shiatsu e tuina. Decisi di abbandonare il lavoro giornalistico nonostante mi desse molte soddisfazioni, non riuscivo a vivere in quel mondo non vero, lasciai la facoltà di giurisprudenza per iscrivermi a psicologia, sospesa a pochi esami dalla fine, con la tesi pronta, perché il lavoro non mi consentiva di fare il praticantato di sei mesi obbligatorio ai fini di un esame.

Le esperienze “strane” proseguivano, sensazioni, visioni, momenti di crisi fisica, trance, persone che si accalcavano davanti la porta di casa in attesa di parlare con me e, in breve, mi ritrovai ad affrontare una crisi profonda, una depressione molto forte durante la quale mi separai da mio marito e mi rinchiusi in casa senza voler vedere nessuno. Negavo le mie capacità, non ne volevo parlare.

Non riuscivo più a gioire di niente, non mi rendevo conto dell'immensa bellezza della vita, vedevo tutto nero, ero senza emozioni, senza aspirazioni. Avevo bisogno di esperienze forti, qualcosa che mi riconnettesse con me stessa, che mi facesse toccare con mano la sofferenza permettendo così alla mia anima di risvegliarsi, di prendere consapevolezza di quanto in verità fossi fortunata. Presi contatto con carceri, comunità, orfanotrofi ed altre strutture in cui avrei potuto tenere corsi gratuiti di taijiquan. Qualche mese dopo, insegnavo questa antica disciplina nel carcere maschile di Pistoia insieme ad un collega più esperto di me che sentì di volermi sostenere in questo percorso. Furono mesi forti ed emotivamente intensi, i legami umani che si creano in queste circostanze hanno un valore difficilmente spiegabile a parole. Ricordo ancora tutti i loro volti, le loro parole, sfoghi; ricordo l'ultimo giorno di detenzione di un ragazzo, la sua gioia e le sue lacrime nel vedere il sole fuori dal portone del carcere, l'abbraccio con la sorella. Da allora il sole per me non è stato più scontato, così come la libertà, l'aria, una doccia calda gustata senza fretta. In quel periodo ho pianto tanto, ma non più per me, erano lacrime di emozione, di rabbia, di commozione per altre persone, persone che avevano sbagliato nella loro vita e che, nella situazione di detenzione forzata,  erano riuscite a far maturare qualcosa in loro riuscendo a trasmettere, anche attraverso piccoli gesti, un grande amore per la vita. Ero andata per aiutare loro ed alla fine sono stati loro ad aiutare me.

Fu in questo periodo che conobbi il mio attuale marito, un artista, pittore, scultore, fotografo, di Lecce con la mia stessa passione per i serpenti. Un uomo speciale, conosciuto “per caso”, senza vedersi, con una serie di sincronicità che solo chi ha vissuto può capire, un uomo che mi ha accettato per come sono, incoraggiandomi a guardarmi dentro, a crescere. Lui, più piccolo di me di cinque anni, era in verità il più maturo. Presi fiducia in me stessa, mi detti tempo per capire. La passione che ho sempre nutrito per i computer insieme all’esperienza nel mondo della comunicazione mi hanno portato a lavorare con lui per qualche anno, periodo nel quale abbiamo avuto una bambina, Helena, l’ho aiutato a costruire e portare avanti il sito internet, a seguire aziende dal punto di vista della comunicazione, montare video e dedicarmi agli effetti speciali e alla post produzione ma tutto, e dico tutto, mi riportava sempre al mio mondo. Ovunque mi trovassi per lavoro, compreso a New York, finivo per trattare persone ed entrare in connessione con la loro anima e aprire e chiudere porte interiori con grande facilità.

L’Universo mi stava parlando, la mia strada in questa vita era solamene una, difficile ma unica e la dovevo seguire.

Presi contatti con alcuni allievi diretti di Michael Harner e di Sandra Ingerman ed iniziai a studiare Core Shamanism, detti quindi vita ad un gruppo di studio nel mio paese e, alla prima lezione, si presentarono in oltre novanta persone che suddivisi in gruppi per poi “ripulire” da curiosi, perditempo e da tutti coloro che non “sentivo” pronti per affrontare certi argomenti. Il gruppo si è modificato negli anni, una nuova famiglia è cresciuta insieme a me iniziando a porre le basi del percorso che oggi porto nei nostri corsi. Un percorso nato da risate e da lacrime, vissuto sulla nostra pelle, sperimentato passo dopo passo. Un percorso difficile ma che cambia la vita, che apre gli occhi, quelli esterni per vedere il mondo, quelli interni per guardare dentro noi stessi e quelli invisibili per vedere oltre. Quante esperienze in questi anni! Tra le più emozionanti l’incontro con un medicine man lakota, l’inipi, le sue parole, i suoi insegnamenti, la nascita della Greasy Grass Camp, un’associazione che porta aiuti ai bambini delle riserve americane lakota e cheyenne perché, quando ricevi tanto dall’Universo, capisci che hai il compito di donare anche tu, il rapporto con i cavalli e il loro spirito, le serate dedicate all’energia del fuoco, i cerchi in natura, sotto la pioggia, le cene al buio per amplificare i sensi, gli alberi di preghiera, le serate con il tamburo, i week end nel bosco in alta montagna dormendo nei rifugi e lavorando con l'energia degli alberi, le guarigioni dell’anima. Ogni successo è stato vissuto all’unisono, tanti cuori che battevano al solito ritmo, una comunione di intenti e di anime che ha fatto crescere non solo il nostro gruppo ma che ne ha creati altri in altri luoghi dove oggi insegniamo o meglio, condividiamo le nostre conoscenze perché in questa esperienza non è facile capire chi insegna e chi impara, è uno scambio continuo.

Un grazie speciale va ai miei genitori ed ai miei nonni che mi hanno sostenuto in questo percorso aiutandomi in ogni mia scelta, a mio marito Daniele che ha avuto la capacità di farmi riemergere dal buio, di darmi una luce e che ogni giorno dimostra una comprensione che va oltre il comune modo di intendere la vita di coppia, alle mie splendide figlie Asia e Helena che già si interessano agli studi energetici con passione, a Francesca e Giacomo che sono entrati a testa bassa in questo percorso e che oggi sono i due più forti alleati che ho, al mio gruppo “storico”, una famiglia grazie alla quale oggi posso ritenermi “completa”, così “piena” da poter donare agli altri la magia che questa vita mi ha donato.

 

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